Archivio per la categoria ‘Cultura’

 MESSE NERE E SETTE SATANICHE/INCHIESTA/III

Da Re Maya alla Santa Muerte, l’Italia delle mille sette sataniche da nord a sud non conosce confini. E soprattutto non conosce limiti. Il capo di The Sacred Path, il Sacro sentiero, 10mila affiliati da Bolzano alla Sicilia,  tale Antonio, 69 anni, faceva credere alle adepte di essere state violentate da bambine, e per liberarle dal trauma le convinceva a fare sesso con lui, che era il loro maestro spirituale. Dal 2011 è in carcere, dove sconta 6 anni per violenza sessuale.  Non andava meglio alle mamme e alle bambine della setta Re Maya, a Roma, tutte violentate, dalla prima all’ultima: “Lo facevo per modificare il karma negativo delle figlie, per farlo dovevo trasmettere loro il mio dna” si è giustificato con gli inquirenti il capo della setta, Omar, prima di finire in galera.

Secondo l’ultimo rapporto di Telefono Antiplagio, il 33% dei soggetti attratti da satanismo e stregoneria, o che ne subiscono le violenze, sono minorenni: il 21% ha un’età compresa fra i 15 e i 17 anni, il 9%  fra gli 11 e i 14, il 3%  addirittura dai 6 ai 10. Bambini di pochi anni, insomma, che a volte sono lasciati dagli stessi familiari, – genitori, fratelli, zii, –  in balia della setta.

Ad Assisi gli adepti del Santo Daime, chiamato anche la “Dottrina della Foresta”, raggiungevano il giusto misticismo assumendo bevande a base di ayahuasca, una radice allucinogena proveniente dalle foreste dell’Amazzonia. Poi i due capi della setta in quella jungla sono morti, mentre cercavano altre erbe. A Pescara, invece, opera la Ierudole di Ishtar, un misterioso cerchio magico di sole donne.

Impossibile stimare in Italia il numero degli affiliati alle sette. Quelle magico-sataniche in qualche modo censite sono circa 600, ma si sale al doppio con quelle del sommerso afro-americano. Dalla Santeria cubana alla Macumba brasiliana, gli immigrati di colore hanno portato anche in Italia pratiche di magia nera. Legate talvolta alla criminalità.  Con i  riti Vudoo, ad esempio, gli sfruttatori tengono in pugno migliaia di prostitute africane per le strade di Roma, Napoli, Milano. “Oggi sei nelle mani della vita, ma domani sarai  nelle mie. Quindi, vivi la tua vita. Ti aspetto. La morte” si legge su un minaccioso messaggio anonimo recapitato a un affiliato alla Santa Muerte, una setta di origine latino-americana  con 10 milioni di affiliati in tutto il  Centro e Sudamerica. La Santa Muerte, nota anche come la Bambina Bianca, è la religione dei narcos messicani e colombiani. L’icona è una statuetta dalla faccia scheletrica avvolta in un mantello, con una falce in pugno.  Le si affidano pregando, come a una madonnina, i trafficanti di droga prima di ficcare un proiettile in testa ai rivali. In Italia la Santa Muerte si sta facendo strada, pare, fra le gang latino-americane di  Genova. A Roma invece ha fatto scalpore il cuore di vitello trovato a Villa Borghese, alla Vigilia di Natale. Una fattura di morte, pare, legata ai tenebrosi riti Macumba.

Non meno pericolose, anzi di più, le sette che si mimetizzano dietro insospettabili gruppi commerciali o didattici. “Offrono corsi d’inglese gratuiti, oppure test della personalità” racconta la psicologa Raffaella Di Marzio: “Poi subentrano gli stages, i seminari, la macchina del proselitismo. E la promessa di farti acquisire un’alta posizione sociale, sotto la protezione della setta”. Qualcosa di simile a questo meccanismo è alla base dell’indottrinamento di Scientology & C. Dove Satana si rivela per quello che è veramente: un meccanismo diabolico di sfruttamento dei più deboli.

MESSE NERE E SETTE SATANICHE/INCHIESTA/I

“Io, Cristiana, sono scappata dall’inferno. Mi dicevano: devi uccidere!”. Così racconta nel libro-confessione autobiografico “Fuggita da Satana” (2007)  la vittima di una setta. Una testimonianza choc.   La voglia di nuove emozioni porta Cristiana ad entrare dapprima in un gruppo esoterico, poi in una setta satanica. Ed è l’inizio di un’esperienza sconvolgente: messe nere, sacrifici a Satana, violenze, crudeltà inaudite, costantemente sotto l’effetto di stupefacenti. Un giorno la setta le ordina di uccidere. La vittima predestinata è tale Chiara Amirante, giovanissima, fondatrice della comunità religiosa Nuovi Orizzonti, dedita al recupero degli emarginati. Giunta davanti a  lei, con il coltello nascosto nei jeans, però, Cristiana non ce la fa, scoppia a piangere, confessa tutto. Adesso, la mente sconvolta, vive  in un luogo segreto, sotto falso nome. La sua vita è segnata dal terrore: “Io Satana l’ho visto davvero!” ripete.

Ma anche dietro il delitto dell’Ardeatina, Roma, potrebbe celarsi la pista del diavolo. “Un caso senza precedenti” lo definisce la Polizia. E’ la mattina dell’8 marzo 2011. In una radura nei pressi del Divino Amore, viene rinvenuto il cadavere di una donna, fra i 20 e i 40 anni, decapitata e fatta a pezzi con una motosega.  Poi rivestita e abbandonata sull’Ardeatina, in modo da essere facilmente scoperta. Quasi un messaggio. “Potrebbe essere un serial-killer, ma dai tratti atipici”, ipotizzano gli inquirenti. “E’ stato un satanista!” dice sicuro don Aldo Bonaiuto, coordinatore del servizio anti-sette della comunità Papa Giovanni XXIII.  Testa e organi interni sarebbero finiti nei rituali di qualche gruppo luciferino.

Due episodi che gettano una luce sinistra sulle Messe Nere.  E cancellano l’immagine coreografica dei riti.  Altro che candele nere, crocifissi capovolti e formule magiche. Questa è solo l’anticamera, per gli sprovveduti. Dietro c’è ben altro. Abuso di stupefacenti, pedofilia, ricatti sessuali, stupro, truffe, farmaci per sottomettere gli adepti.  Questa la vera sostanza del mondo delle sette.  E nei casi più gravi: omicidi di gruppo, istigazione al suicidio. Parecchi delitti insoluti, dicono i criminologi, sarebbero opera  dei seguaci di Lucifero. Storie macabre, rimaste negli archivi.  Proprio come il delitto dell’Ardeatina. E forse  come l’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata senza vita 3 mesi dopo. Una ferita a forma di X sulla schiena della 13enne e lo stato dei resti lasciano pensare alla pista satanica come la più probabile. Sul delitto però è come calato il silenzio. La prossima volta vedremo chi sono in Italia gli adoratori di Lucifero, i sacerdoti neri e il giro di soldi. /1 (segue).

La Porta Magica

Pubblicato: 8 dicembre 2012 in Cultura

Nel ‘600 l’esoterismo era di moda in tutta Europa. La regina Cristina di Svezia, dopo avere abdicato al trono, aveva realizzato nella sua residenza romana, in Palazzo Riario, oggi Palazzo Corsini, un raffinato laboratorio di alchimia. A frequentarlo erano i maggiori esoteristi ed eruditi del tempo. Fra gli altri, l’astronomo e matematico Domenico Cassini, scopritore dei satelliti di Saturno, e il marchese Massimiliano Palombara, della setta dei Rosacroce.  Le cronache raccontano che un alchimista, di nome Francesco Giuseppe Borri, venne ospitato per qualche notte nella villa del marchese, che sorgeva all’incirca dove si trova oggi piazza Vittorio.  Alla fine l’ospite, che si diceva alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre oro, era repentinamente scomparso. Ma per terra, nel giardino segreto del marchese, furono trovate pagliuzze d’oro, a testimonianza che qualcosa era riuscito a fare. Nella sua stanza fu rinvenuta una pergamena piena di simboli e formule. Aveva scoperto il segreto della pietra filosofale, capace di trasformare ogni cosa in oro?

Il marchese cercò a lungo di decifrare quei segni misteriosi. Alla fine fece incidere i simboli enigmatici e le scritte sulle cinque porte del giardino, nella speranza che qualcuno più erudito potesse carpirne il significato. Morì nel 1680 senza vedere soddisfatto il suo desiderio. Nel 1873 Villa Palombara venne rasa al suolo dai piemontesi, per permettere l’edificazione del quartiere Esquilino. Delle cinque porte, una, quella che dava l’accesso al giardino segreto del marchese, detta la Porta Magica,  venne smontata e messa da parte. In seguito fu incastonata in un angolo delle mura di piazza Vittorio e circondata da due statue di Bes, l’antica divinità egizia protettrice dal malocchio e dalle sciagure, legata al culto di Iside.

Nella Porta Magica sarebbe custodito il segreto della pietra filosofale. Molti i simboli arcani. Nel bassorilievo che sovrasta l’architrave (nella foto) è raffigurato il Sigillo di Salomone, due triangoli equilateri incrociati, o stella a 6 punte, con il doppio cerchio, che in alchemia è il simbolo del sole (e dell’oro). Intorno una scritta in latino, che significa: Tre son le cose mirabili: Dio e uomo; Madre e vergine; trino e uno. Le lettere B e S indicano  due fondamentali elementi alchemici: il bismuto e lo zolfo.

Gli antichi Romani  inchiodavano sulla porta una barba di lupo per tenere lontane le disgrazie. Ma nei secoli successivi credenze e superstizioni salirono ancora più alle stelle. Molti i rimedi sicuri tramandati a Roma dalla tradizione popolare contro il malocchio. Alcuni descritti dal poeta e novelliere  Giggi Zanazzo, nato e vissuto a Trastevere a cavallo fra ‘800 e ‘900. Si credeva che  alle persone troppo lodate dovesse accadere qualche disgrazia.  “Pe’ gguarì’ da ’sta fattura che sse chiama occhiaticcio, oppuramente invidia, ecco u’ rimedio sicuro sicuro – scrive Zanazzo – Pijate dodici ranocchie vive, mettetele drento una marmitta de ferro sbattuto, co’ drento ttre sgummarelli d’acqua de pozzo, e ffatele allessà’. Allessate che sso’, pijate quell’acqua, passatela in der setaccio, e quanno ve s’è arifreddata fatece li bbagnoli a ll’occhi. Se chiama l’acqua de zzompi de ranocchie. Bisogna sta’  attenti però che l’acqua sii de pozzo si nnó nun fa gnisun effètto”.

Se il rimedio non funziona, eccone un altro. “Contro er malocchio o occhiaticcio che sii, bbisogna portà’ addosso la mollica der pane, er sale, l’acqua de le sette Bbasiliche e’ llumencristi, o li cornétti de corallo, speciarmente de quelli trovati pe’ strada. E quanno quarchiduno ve fa er malocchio bbisogna dije: «Malocchio nun ce possi, e ttaràntola t’entri in cu…», – e  faje tanto de corna.  Bbisogna puro fa’ li consueti scongiuri quanno quarcuno ve dice : «Come ve séte rimésso bbene! Come state bbianco e rosso che Ddio ve benedichi!!», perchè ppô èsse’ che vve lo dichi per invidia”.

Queste, invece, le regole d’oro per tenere lontano i guai quando si sta a tavola: “Nun se deveno fa’ le croce co’ li cortelli o cco’ le posate, si nnó uno se fa ccattivo ugurio. Nun se deve sverzà’ er sale, perchè porta disgrazia, e quanno uno môre è ccondannato pe’ ssette anni in purgatorio, a riccoje quer sale granèllo pe’ granèllo. A ttavola nun bisogna mai metteccese a mmagnà’ in 13, artrimenti drento l’anno, er più piccolo che ccià mmagnato, môre”.

Ma contro la jettatura e le fatture i consigli sono tanti, perchè la jella è lì, sempre dietro l’angolo. “Ammalapena uscite da casa la mmatina, che vvedete pe’ pprima cosa un prete, ttutti l’affari v’anneranno a ffaciòlo. Si ppoi incontrate un gobbo, allora state alegri, ché la ggiornata incomincia bbene. Ar gobbo cercate de strufinàvvece addosso; a la gobba sputàtejece appresso. Sibbè’ cche dda noi pe’ scongiurà la jettatura ciavemo u’ rimedio che ffa mmejo: un’attastatina ar… vivo!” strizza l’occhio Zanazzo.

                                            

Roma e il Malocchio/ La strega Canidia

Pubblicato: 17 novembre 2012 in Cultura

Mille erano le superstizioni fra gli antichi Romani. Se nell’uscire di casa si inciampava era brutto segno. Lo stesso se una gallina cantava come un gallo. La paura del gatto nero a quei tempi era rivolta contro i cani neri. I Romani evitavano di sposarsi in certi giorni e mesi; non varcavano mai la soglia di casa  col piede sinistro. Era presagio di sventura perfino starnutire a tavola. Nei banchetti con numero dispari di commensali, il restare tutti zitti preannunziava una disgrazia a ciascuno, quindi si parlava senza tregua.

Per debellare la storica peste del 367 a. C.  i Romani ricorsero con successo a un chiodo, il clavus annalis, piantato nel tempio di Giove dal dittatore Marco Furio Camillo.

C’era poi l’usanza dei polli sacri. La mattina di una battaglia se i polli beccavano il grano, bene. Altrimenti era  meglio rimandare. Nella Prima Guerra  Punica, il console Publio Claudio  Pulcro, che comandava la flotta romana a Lilibeo, aveva a bordo i polli sacri. Che però non avevano fame. Alla fine li gettò in mare e dette battaglia. Fu sconfitto dai Cartaginesi perché i suoi uomini lo ritennero colpevole di empietà.

I Romani però erano letteralmente terrorizzati dal malocchio. Un’antica pratica malefica, che trasmetteva potenti disgrazie con la forza dello sguardo. Alcuni erano sospettati di stregoneria, soprattutto le donne. Medusa, si diceva, era capace di trasformare gli esseri umani in pietra solo con la forza degli occhi.

Per difendersi dal malocchio l’unica era tenerlo a bada con i talismani. Ancora oggi c’è chi tiene in casa una zampa di coniglio. Molti a quei tempi tenevano invece inchiodata alla porta  di casa una barba di lupo. La credenza nelle potenze soprannaturali fece sorgere le prime pratiche millenarie di stregoneria femminile nelle questioni d’amore. Per attrarre l’amato, la donna si rivolgeva alla strega, tanto più apprezzata quanto più era brutta. La strega preparava intrugli con ingredienti disgustosi – viscere di rospo e ossa di serpente – da far bere all’uomo da conquistare.  Se questo non bastava, la megera tagliava corto ai tormenti d’amore con un potente veleno da somministrare col vino all’amato riluttante.

I cimiteri erano i luoghi d’eccellenza per i riti più sinistri. Orazio descrive nelle Epodi la scena di un sortilegio all’Esquilino:  due fattucchiere, Canidia e Sàgana, a piedi nudi, vestite di nero, invocano i morti, scavano la terra con le unghie e la riempiono di sangue; la luna è rossa, ad evocare le potenze infernali. A quei tempi all’Esquilino sorgevano fra le altre la lussuosa villa  di Mecenate e il famoso Ninfeo degli Horti Liciniani. Ma secoli prima l’area  era semi-disabitata, racchiusa solo in parte dentro le Mura Serviane. Il resto era aperta campagna, costellata di tombe, ma più spesso di fosse comuni, scavate a casaccio, in cui venivano gettati i corpi di vagabondi e  criminali. Spesso disseppelliti nottetempo da streghe e negromanti e vittime di pratiche magiche.  Sotto l’Esquilino si estende un’antichissima necropoli, ancora oggi oggetto di scavi. Sulle pareti della necropoli sono stati rinvenuti simboli esoterici vecchi di millenni. /2 (segue)