Ignazio Marino verso le dimissioni?

Pubblicato: 27 febbraio 2014 in Attualità

Mancano 24 ore, quelle che restano di qui a domani. Poi Ignazio Marino potrebbe mollare. Dimettersi da sindaco di Roma. Questa mattina il chirurgo genovese è intervenuto alle h 9, 15 in diretta alla trasmissione Mix 24, su Radio24. “Da domenica  blocco la città – si è sfogato  con Giovanni Minoli –  Quindi le persone dovranno attrezzarsi. Fortunati i politici del palazzo che hanno le auto blu, loro potranno continuare a girare, i romani non potranno farlo” ha dichiarato. “Per marzo non ci saranno i soldi per il gasolio dei bus, per i rifiuti, per pagare i dipendenti del Comune…”, ha aggiunto. E al conduttore che lo pressava ha replicato: “I romani sono arrabbiati? Hanno ragione. La gente dovrebbe inseguire la politica con i forconi”.

Passano meno di due ore e lo chiama Matteo Renzi: “Sono toni inammissibili” lo sferza al telefono. Fra i due sono scintille, raccontano. Poi un mezzo disgelo: “Risolveremo” promette il premier. Ma come? Questa volta non basteranno le chiacchiere. Per adesso è stato convocato un tavolo tecnico al Ministero dell’Economia, fonti governative assicurano che si deciderà in fretta.

Il sindaco senza un nuovo decreto minaccia le dimissioni.  Si dice indisponibile a fare il commissario liquidatore. A stare tutto solo in Campidoglio e vendere un pezzo qua e uno là delle municipalizzate: Atac, Ama, ecc. Ma come risolvere la rogna?  Un nuovo decreto rischia di essere impallinato al volo da Cinque Stelle e Lega. Renzi arriverà a blindare in Aula un ipotetico terzo Salva Roma? “Non ci giocheremo così la prima fiducia al Governo!” era sbottato ieri il ministro Padoan. Dunque il cammino è estremamente impervio.   Il baratro potrebbe aprirsi già domani, ultimo giorno del Salva Roma bis. Finito il salvagente, per la capitale si profila il default. Torna in bilico perfino il bilancio 2013.

Ma per il chirurgo genovese si profila anche il default politico.  Tanto per cominciare Palazzo Chigi aveva deciso di ritirare il Dl Enti locali già 24 ore prima dell’annuncio del ministro Boschi. Qualcuno lo interpreta come un modo per sbarazzarsi  di Marino. “Il Pd vuole scioglierlo nell’acido” sogghigna la deputata Cinque Stelle Roberta Lombardi. Marco Marcolin, della Lega, ironizza: “Per Roma vedrei bene Nerone come commissario, sarebbe perfetto!”.  Qualcuno del Pd chiede di capire bene perchè i conti di Roma sono sempre sballati. Mentre Renato Brunetta capogruppo Fi sibila: “A me questo decreto ha fatto sempre un po’ schifo”.

Marino un uomo solo? Umberto Marroni, Marco Causi e altri parlamentari romani del Pd accusano M5S e Lega di “voler far pagare un prezzo salatissimo alla capitale”. Il neo-segretario regionale Fabio Melilli, renziano, relatore in commissione Tesoro sul Salva Roma, afferma però che un terzo decreto è improponibile: “Non è mai successo che un piano di rientro sia approvato per legge. Basta un semplice decreto che dica: il commissario è autorizzato a fare operazioni in via amministrativa”.  Di fatto un’altra porta chiusa in faccia a Marino. Ma il sindaco replica oggi a muso duro: “Non è mai successo a Washington o Parigi  che qualcuno dica ‘Speriamo che venga Nerone a bruciare la capitale!’ “.  La faccia di Marino, dice chi oggi l’ha incontrato, era più nera della pece.

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