Sanremo, Rufus replica alle accuse: “Gay Messia non è Gesù!”

Pubblicato: 18 febbraio 2014 in Attualità

 “Sono sorpreso dalle reazioni dei cattolici”. Così replica Rufus Wainwright alle accuse di “blasfemia” che gli giungono dalle associazioni del mondo cattolico conservatore per la sua presenza, come ospite, a Sanremo. Ma al Festival, che prende il via stasera, le polemiche, si sa, sono di casa. Quest’anno tocca a Rufus. In un comunicato il manager del cantautore canadese ha dichiarato oggi che “le reazioni alla sua apparizione al Festival sono arrivate come un’enorme sorpresa” e che “alcune delle cose che sono state dette di lui su diversi media debbono essere rettificate”. “Rufus – continua il comunicato – ama ed ammira l’Italia, il suo popolo e la cultura italiana. E’ stato sempre un artista che ha parlato apertamente della sua sessualità sin dall’inizio della carriera e che esplora con le canzoni  la fragilità della condizione umana. La sua canzone ‘Gay Messia’ che è l’oggetto dello scontento di questi gruppi, non intendeva essere blasfema dal momento che non è il ritratto di Gesù né di nessuna altra figura religiosa della chiesa cattolica, ma la metafora di un mondo dove i gay hanno gli stessi diritti degli eterosessuali”.

Lunedì i Papaboys e gli attivisti di Militia Christi hanno manifestato davanti alla Rai in viale Mazzini.  Le spiegazioni fornite dal direttore di Rai1 Giancarlo Leone, che ha parlato di “un grande artista”, “molto raffinato”,  che non farà quello che si teme, cioè crocifiggersi sulla scena, non è bastata. I Papaboys hanno chiesto di cancellare da Sanremo l’esibizione  di Rufus, invitato al Festival proprio dalla Rai, o in alternativa le dimissioni dei vertici dell’azienda radiotelevisiva, a partire dalla presidente Tarantola.  A protestare è stato anche il consigliere Rai, in quota Pdl, Antonio Verro: “Non si comprende perché il palco del Festival debba offrire visibilità ad un artista, come Rufus Wainwright, esclusivamente noto per i toni blasfemi delle sue canzoni. Una tv di servizio pubblico non dovrebbe puntare su questo tipo di personaggi e polemiche per inseguire maggiori ascolti: altrimenti dove è la differenza con le tv commerciali?”.

“Gay Messia” è un brano contenuto nell’album “Want Two” del 2004.  “Lui rinascerà dal porno degli anni ‘70, indossando calzini a tubo con stile e un sorriso davvero innocente” dice il brano. E più avanti: “No, non sarò io, essendo io Rufus il Battista. No, io non sarò colui che viene battezzato nello sperma…”.   Il cantante, 40 anni, canadese ma di nascita statunitense, è considerato un’icona internazionale dall’intera comunità glbt. A volte si è esibito sulla Croce. D’altra parte la macchina della pubblicità tv  marcia a pieno regime: 20 milioni gli introiti. Indietro non si torna. Mercoledì, quando  il cantautore canadese calcherà il palco dell’Ariston, se ne saprà di più. In ogni caso, ecco cosa Rufus canterà: la sua cover di “Across the Universe” dei The Beatles (colonna sonora del film “Mi chiamo Sam”, del 2002) e la sua “Cigarettes and Chocolate Milk”. Nient’altro. Si vedrà  se getterà altro in pasto al pubblico e alle polemiche.

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