Preso uno degli evasi da Rebibbia

Pubblicato: 13 febbraio 2014 in Attualità

E’ durata appena 24 ore la fuga di Giampiero Cattini, evaso martedì notte dal carcere romano di Rebibbia. E’ stato ripreso nel più classico dei rifugi: a casa della madre, nel quartiere Primavalle.

Nascosto sotto il letto? O nell’armadio? E chi lo sa, ma insomma era dalla mamma, quasi come un adolescente, che Cattini, 42 anni, si era rifugiato ed è lì che è stato rintracciato e ammanettato poche ore fa dalla polizia di Stato e da due sottufficiali di Rebibbia. Si pensava fosse scappato lontano da Roma con l’aiuto di qualche complice, in un luogo sicuro, magari con un passaporto falso in tasca. Invece, niente. La fuga è durata poco più di 24 ore, il tempo di respirare l’aria di casa nel quartiere dov’è nato, e Cattini è tornato in cella. Un bilancio amaro. Doveva scontare 4 anni per rapina a mano armata, adesso il conto con la giustizia sarà più salato.

Resta ancora uccel di bosco, invece, l’altro evaso, Sergio Di Palo, siciliano, 35 anni. Gli inquirenti sospettano che anche lui sia tornato nel quartiere dove abita, a Tor Bella Monaca, ma con lo scopo di regolare i conti con qualcuno. La moglie ieri sera gli ha lanciato un appello: costituisciti. Posti di blocco stradale sono ovunque nelle periferie attorno a Roma. La caccia all’uomo continua.

La procura della Repubblica intanto ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sulla fuga dei due detenuti dal carcere di Rebibbia. Anche il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) ha avviato un’indagine interna alla Terza Casa, l’ala dove sono reclusi i tossicodipendenti in regime di vigilanza attenuata, da dove Cattini e Di Palo sono scappati calandosi con le lenzuola appese a un chiodo nel muro di cinta. Come nei film di 50 anni fa,  Troppo facile.

Le sbarre della cella segate

L’ultima evasione da  Rebibbia risale a 20 anni fa. Quella volta, erano fuggiti con l’aiuto di un elicottero e di complici appartenenti alla feroce mala dei Marsigliesi. Dalla Terza Casa invece non era mai scappato nessuno.  Un “episodio del tutto eccezionale” lo ha subito definito Luigi Pagano, vicecapo del Dap. Qualcosa non quadra.

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