L’Italia che frana nel dossier DissestoItalia

Pubblicato: 6 febbraio 2014 in Attualità

La piana di Posada (Nuoro) a dicembre, ancora allagata dopo l’alluvione di novembre

Aumentano frane e alluvioni in Italia. Da poco più di 100 eventi l’anno tra il 2002 e il 2006, siamo gradualmente arrivati ai 351 del 2013 e ai 110 solo nei primi 20 giorni del 2014. Ad essere in gioco, però, non è solo la salute del territorio: negli ultimi 12 anni a causa di alluvioni o smottamenti del terreno hanno perso la vita 328 persone.  E’ questo il quadro dipinto da DissestoItalia,  inchiesta multimediale sul dissesto idrogeologico presentata questa mattina da Legambiente, Ance (Associazione nazionale costruttori edili), Consiglio nazionale degli Architetti e  dei Geologi, al Tempio di Adriano a Roma.

I dati, accompagnati da immagini e testimonianze in un reportage di tre mesi condotto attraverso i luoghi simbolo del disastro, sono drammatici. “I Comuni italiani che contengono aree ad elevato rischio di frana o alluvione sono 6.633, ma la prevenzione va a rilento – afferma Legambiente – mentre si continuano a spendere grosse cifre per le emergenze, a drammi avvenuti”.

A Volterra giù 30 mt di mura

In LIGURIA 232 comuni, secondo il Ministero dell’Ambiente, sono  ad elevata criticità idrogeologica, le aree soggette a pericolo di frane o alluvioni raggiungono i 470 chilometri quadrati, l’8,7% del territorio ligure. E’ un territorio dove anche semplici temporali possono provocare allagamenti e disagi per la popolazione.   In SICILIA sono ben 273 i comuni in cui sono presenti aree esposte a rischio. Praticamente sette su dieci, di cui 200 a rischio frana, 23 a rischio alluvione e 50 a rischio sia di frane che di alluvioni.   Il VENETO totalizza 327 comuni. In CAMPANIA  ad elevata criticità idrogeologica sono  504 comuni, il 19% della superficie dell’intera regione. In UMBRIA tutti i 92 comuni sono classificati a rischio idrogeologico.

Quanto al LAZIO “372 comuni, il 98% del totale, hanno un’area

L’ultimo nubifragio a Roma

a rischio frana o esondazione” afferma Roberto Troncarelli, presidente dell’Ordine dei Geologi del Lazio. “A volte, aggiunge Troncarelli, si è giunti ad urbanizzare ed edificare aree di pertinenza fluviale o comunque facilmente inondabili, dando luogo a una situazione in molti casi irrimediabilmente compromessa, dove è impossibile perfino realizzare  interventi di messa in sicurezza”.

E’ la fotografia di un paese ormai al limite. Negli ultimi 4 anni, dagli eventi di Messina  (ottobre 2009) a quelli di quest’autunno in Sardegna, la cifra stanziata per le emergenze ha superato 1 miliardo di euro. Nello stesso periodo, la cifra effettivamente erogata per interventi di difesa del suolo, ovvero per la prevenzione, è stata di 350 milioni. Un terzo di quanto speso per l’emergenza. I conti non tornano.

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