Le mani della mafia nigeriana su Roma

Pubblicato: 6 febbraio 2014 in Attualità

Le mani della mafia nigeriana su Roma. Tre anni di indagini hanno portato all’arresto di 34 sfruttatori che gestivano nella capitale il mercato del sesso. Le indagini hanno permesso di ricostruire l’intera filiera della tratta in schiavitù. ingentissimi i proventi. Gli aguzzini facevano leva su botte, minacce, e perfino riti voodoo per esercitare il controllo assoluto sulle lucciole.  Si parla di un giro di oltre 250 ragazze di colore.

Arrivavano dall’Africa senza un soldo e finivano ben presto sulla strada ad esercitare il mestiere più antico del mondo. Costrette a suon di botte e minacce a prostituirsi. In parole povere, ridotte in schiavitù. Le più recalcitranti erano terrorizzate da pratiche di magia nera e riti voodoo. A condurre i giochi una pericolosa banda di sfruttatori legata alla mafia nigeriana.

Le ragazze, tutte fra i 18 e i 21 anni, erano “reclutate” in Nigeria e “vendute” per moneta sonante dalle mammane del posto, che le costringevano a mettersi nelle mani della mafia nigeriana. All’inizio erano trasferite dalla Nigeria al Togo, dove erano avviate alla prostituzione nei villaggi. Una volta conclusa questa fase, erano fornite di documenti falsi e trasferite in Italia, a Roma in particolare.  Quì gli sfruttatori le privavano del passaporto e le avviavano sul marciapiedi. Oltre a picchiarle, gli uomini le tenevano soggiogate con pratiche esoteriche legate ai riti africani e voodoo.

Un rituale Voodoo in Africa

Gli sfruttatori facevano credere alle sprovvedute ragazze di essere ‘santoni’ dotati di poteri occulti.  Per dare prova di obbedienza le giovani erano costrette a mangiare il cuore di gallo. Secondo le credenze africane, se avessero infranto il rito sarebbero state perseguitate per sempre dagli spiriti voodoo con atroci sofferenze. Le prostitute credevano anche di essere in debito con i loro aguzzini. Il racket  pretendeva da ognuna una somma pari a 70mila euro. Soldi che   difficilmente le ragazze erano in grado di fornire, a meno di non diventare a loro volta ‘mammane’.

Il giro d’affari era diventato ben presto vorticoso, milionario. Con i proventi, gli aguzzini avevano anche avviato un fiorente traffico di droga, con base a Tor Bella Monaca. Ieri sera un blitz dei carabinieri del Ros ha posto fine all’attività criminosa e portato in carcere 34 persone. L’accusa è di “associazione di tipo mafioso e finalizzata al traffico di droga, riduzione in schiavitù, tratta di esseri umani, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio”. Al centro dell’operazione chiamata ‘Cults’, avviata in cooperazione con le autorità del Togo,  c’era “un pericoloso sodalizio – si legge nell’ordinanza del gip – in grado di gestire, con modalità tipicamente mafiose,  attività illecite del traffico e sfruttamento di esseri umani, del narcotraffico e del riciclaggio”.

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