Il gatto di casa, questo sconosciuto

Pubblicato: 1 febbraio 2014 in Attualità

Un italiano su due tiene in casa un gatto. Ma non sempre comprende in pieno che cosa  vuole dirgli. I  felini amano leccarsi e strofinarsi a vicenda. Questi gesti rivelano affetto quando sono diretti agli esseri umani?  Che cosa vuole comunicarci il gatto con la richiesta di carezze sulla testa?  A queste e altre domande  risponde un articolo su “Focus” di gennaio, dal titolo “Miaoo”. Ovvero il mondo visto con gli occhi del gatto. L’autore è John Bradshaw, biologo e ricercatore inglese, studioso da 25 anni del comportamento degli animali domestici e dei loro rapporti con l’uomo.

Secondo il Rapporto Eurispes 2013,  il 49, 7% degli italiani ha in casa un gatto. Ma lo conosciamo veramente il micione di casa? Ad esempio, perchè fa le fusa? Perchè è contento, pensano i padroni. Sì e no, puntualizza Bradshaw. Il gatto fa le fusa anche quando è affamato o ansioso. Le fusa non rivelano lo stato emotivo del nostro bel micione, in sostanza, ma un segnale del tipo ‘Mettiti vicino a me!’. Le carezze, invece, equivalgono a un vero rituale. Molti gatti amano le carezze sulla testa, a volte indicano perfino il punto esatto dove amano essere accarezzati. Il significato? Accettando di essere accarezzati, rafforzano il legame col padrone.

Gli uomini attribuiscono ai gatti, secondo una ricerca dell’Università di Berkeley, una diversa personalità a seconda del colore. Gli arancioni sono più amichevoli, i tigrati intolleranti, i bianchi distaccati, i neri misteriosi.

I gatti adulti hanno l’abitudine di leccarsi a vicenda. E’ un gesto  che alimenta il rapporto fra di loro. E  quando è rivolto all’uomo? La spiegazione più plausibili, dice Bradshaw è proprio che sta esprimendo u segnale affettivo, “perchè due gatti che non si piacciono non si leccano a vicenda”.

E il miagolio? Raramente i felini miagolano senza uno scopo, vogliono attirare l’attenzione. Quindi, una volta constatato che il padrone risponde al miagolio, molti gatti sviluppano questa comunicazione potenziando gradualmente questo linguaggio che entrambi comprendono, non condiviso da altri umani o altri felini. Parole coperte dal segreto. E questo è un aspetto davvero affascinante della comunicazione uomo-animale.

Eppure i gatti, nonostante tutti questi segnali di apertura verso l’uomo, mantengono qualcosa di insondabile e distaccato nel comportamento. La chiave sta tutta nel Dna, dicono gli scienziati. L’avvicinamento all’uomo è avvenuto soltanto 10-15mila anni fa in Medio Oriente, fra gli Assiro-Babilonesi, con l’avvento dell’agricoltura. I campi erano infestati dai topi. I gatti selvatici arrivarono a caccia di topi per sfruttare la situazione, e venivano visti con favore per questo motivo dalla popolazione. Non si trattava dei gatti domestici di oggi, spiega Bradshaw, erano più simili a volpi e donnole, ma erano in grado di adattarsi all’ambiente urbano pur conservando una natura selvatica. Così, pian piano, nel giro di migliaia di anni, il gatto è riuscito a insinuarsi nelle nostre case, conquistandosi uno spazio come animale di compagnia. Ma nonostante tutto, continua a pensare come un cacciatore selvatico.

commenti
  1. FILIPPO scrive:

    questo articolo è molto bello e veritiero, complimenti! In casa ho quattro gatti e posso dire che ognuno di essi ha un carattere diverso, ma la maniera di comumocare con me è la stessa!!

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