Polemiche al vetriolo sui canili comunali

Pubblicato: 30 gennaio 2014 in Attualità

Roma, canili comunali nella bufera. L’accusa del Codici, centro diritti del cittadino, e  Earth, associazione per la tutela degli animali, è di quelle col botto. E mette sul banco degli imputati le amministrazioni Marino, Alemanno e, a ritroso, Veltroni.  “I canili della Capitale – dicono Codici e Earth con un durissimo comunicato – sono tutti fuori norma e senza autorizzazione sanitaria. Gestiti da sempre da un’unica associazione di volontariato, che di volontariato ha solo il nome, visto che conta 106 dipendenti. Questa associazione non ha mai dovuto superare un bando pubblico, visto che la gestione di ben 6 milioni annui le è stata affidata direttamente con una convenzione, in spregio alla normativa che vorrebbe, per quella cifra, una gara europea”.

Tanto per essere chiari al lettore, sotto tiro è l’AVCPP, associazione volontari canile Porta Portese, che gestisce i canili comunali dal 1997. In pratica due: Muratella ed ex-Cinodromo. Codici e Earth non risparmiano le accuse: “Con Marino non è cambiato nulla. Lo scorso 30 settembre fra Comune e AVCPP  è stata firmata  per 472.420 euro una nuova convenzione, che per di più comprende  il canile ex Poverello di Vitinia, occupato illegalmente dall’AVCPP un anno fa”. E  non finisce qui. “Con determinazione dirigenziale del 27.11.2013 il Comune ha approvato la procedura per l’individuazione di organismi da convenzionare con Roma Capitale, ma….ha ristretto le possibilità alle sole associazioni di volontariato animaliste del Lazio che abbiano svolto negli anni eguale attività. Si escludono di fatto non solo i privati, ma le associazioni animaliste nazionali che potrebbero garantire una gestione di alto profilo e più economica”.  Con queste premesse “Codici ed Earth hanno deciso di far esplodere il bubbone e si sono attivate sia al Tribunale Amministrativo, che Penale che Tributario” conclude la nota.

Finisce qui? Macchè. Passano poche ore, e arriva la replica di Simona Novi, presidente AVCPP:  “Periodicamente  Codici e Earth puntano il dito contro i canili comunali di Roma, dipingendo scenari di inefficienza e anti-economicità. La realtà è diametralmente opposta: nel 2013 sono entrati nei canili 2.614 cani e gatti, di cui 1.837 cani. E  ben 1.902 cani sono usciti nello stesso tempo tra adozioni, affidi e ricongiungimenti. Un risultato eclatante che non ha eguali in Italia.  Chiariamo a Codici e Earth le cifre esatte gestite da AVCPP: una convenzione forfettaria di 4 milioni di euro l’anno (e non 6) che significa che ogni animale costa al Comune 4,2 euro al giorno. Contro i 4.6 euro che il Comune eroga alle strutture private convenzionate. Una diaria più alta, senza nessuno dei servizi che  la nostra associazione garantisce”.

“Per quanto riguarda l’autorizzazione sanitaria  – prosegue Simona Novi –  Muratella è dotata di regolare autorizzazione sanitaria che andrebbe però aggiornata sul numero (in apertura del canile, nel  2003, sembro’ che una autorizzazione per 399 cani  fosse sufficiente, ma … potrebbe essere tranquillamente portata a  600). Il rifugio Ponte Marconi ex Cinodromo ha autorizzazione sanitaria che il Comune sta procedendo a volturare a suo nome”. Quanto al rifugio ex Poverello, spiega l’AVCPP, in quel punto di Vitinia non esiste collettore fognario, “ma la Asl RmC ha dato parere favorevole in via transitoria in attesa di un sistema di smaltimento di ultima generazione”.

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commenti
  1. Cludia ha detto:

    Non ho capito di cosa si lamenta Codici?
    Del fatto che dalla procedura sono stati esclusi i privati?
    Chi conosce l’abc dell’amministrazione pubblica sa che affidare un servizio sociale ad un privato anziché ad una onls peggiora la qualità del servizio sesso nei termini del rapporto costi/benefici.
    Nel senso che se si dà 1000 ad una onlus, poichè essa non è a scopo di lucro, la onlus stessa impiegherà tutti i 1000 per il servizio. Se si dà 1000 ad privato, il priva ne impiegherà 800 perché 200 se li deve intascare (giustamente, perché ci deve lucrare). Così avremo un servizio peggiore, oppure l’ente pubblico dovrà sborsare 1200 per avere lo stesso servizio.
    Poi chiaramente esistono casi di onlus truffaldine che intascano denaro, ma qui si entra in casi specifici che non inficiano la validità del modello generale.
    Inoltre l’Italia è piena di canili comunali gestiti da privati, che sono un modello di sperpero di denaro e di violenze sugli animali (basta vedere la quantità di sequestri operati dalle forze dell’ordine…)

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