Presi a San Luca i killer di Femia

Pubblicato: 8 gennaio 2014 in Attualità
Arrestati oggi a San Luca, Reggio Calabria, tre esponenti della ‘ndrangheta, con l’accusa di avere ucciso un anno fa a Roma il boss Vincenzo Femia.  I tre, insieme a Giovanni Cretarola già arrestato a luglio, avrebbero composto il gruppo di fuoco che, in via della Castelluccia di San Paolo, a Trigoria,  la sera del 24 gennaio 2013  crivellò  con 11 pallottole Femia, dopo averlo attirato in una trappola.  Un sanguinoso ed efferato regolamento di conti, su commissione di un clan emergente della stessa ‘ndrangheta, per il controllo dei traffici di droga.
“Un omicidio come questo è un campanello d’allarme significativo sulla presenza mafiosa della ‘ndrangheta in città”, ha rilevato il Sostituto Procuratore Francesco Polino nella conferenza stampa in Questura subito dopo gli arresti.
I tre, Massimiliano S., 41 anni, Francesco P., 22 anni, e Antonio P., 25 anni, sono stati catturati a San Luca, un centro di 4mila abitanti alle falde dell’Aspromonte, dove la parola della ‘ndrangheta è legge.
Secondo gli inquirenti, l’omicidio Femia “sarebbe stato commissionato da organizzazioni criminali della ‘ndrangheta a seguito di contrasti nella gestione del traffico di droga”.   L’andamento delle indagini, ha precisato il procuratore Francesco Polino “ha avuto un’importante accelerazione con l’arresto di Cretarola”, fra i cui oggetti “è stato rinvenuto un foglio criptato e un codice segreto che conteneva le formule del giuramento di un adepto quando entra nella ‘ndrangheta”. “Rilevante poi – ha notato il Procuratore – la scelta di Cretarola di confessare di essere autore dell’omicidio e collaborare. Grazie a lui, si sono ritrovate entrambe le arm: una Luger calibro 9 e una 357 Magnum”.
Vincenzo Femia, 65 anni, genero del  patriarca della ‘ndrangheta Peppe Nirta, classe 1913, aveva precedenti per associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, tentato omicidio. E teneva rapporti stretti perfino con gli eredi della banda della Magliana. La morte del boss e l’arresto dei suoi assassini, però, non sono destinati a scrivere la parola fine alla scia di sangue legata alla droga e alla presa della malavita organizzata sulla capitale.  Come dimostra il recente agguato a Tor Bella Monaca, di cui è rimasto vittima Federico C., 17 anni, trapassato alla testa da 2 colpi di pistola. Il ragazzo, con precedenti per droga, il padre un noto trafficante, la madre pure con precedenti, è già clinicamente morto. La pista seguita dagli inquirenti è quella del regolamento di conti.  Il primo, c’è da temere, del 2014 appena iniziato.

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