Gioco d’azzardo, flop a letto

Pubblicato: 11 dicembre 2013 in Attualità
Sesso al lumicino, ma proprio ino-ino,  per i drogati  del gioco d’azzardo. Niente da fare, bluffare non  serve a niente a letto. E  ad accusare il flop sono sia gli uomini che le donne. A gettare l’allarme sui problemi dei giocatori d’azzardo, quelli  patologici, ormai schiavi del gioco, sono gli andrologi.  “Nel maschio si osserva spesso eiaculazione precoce e diminuzione del desiderio, nella donna mancanza del desiderio sessuale” spiega Aldo Franco De Rose,  andrologo della Clinica urologica di Genova e presidente dell’Assai (Associazione andrologi italiani): “Nel corso dell’ultimo anno abbiamo osservato 26 giocatori d’azzardo che lamentavano disturbi sessuali: 18 maschi e 8 donne”.
“L’età media dei maschi era 58 anni, mentre quella delle donne di 55 – prosegue De Rose – Tutti erano dediti al gioco da più di un anno e soffrivano di disturbi sessuali da oltre 6 mesi. In particolare, 14 uomini soffrivano di eiaculazione precoce,  4   di mancanza di desiderio, mentre tutte le donne lamentavano mancanza di desiderio e quindi diminuzione dei rapporti sessuali, ridotti a 1 ogni 40 giorni. Abbiamo effettuato gli esami ormonali di maschi e femmine, erano tutti nei limiti della norma”.
Poker, bingo, roulette. Oppure le slot machines e le scommesse sportive. Il risultato non cambia. Nel giocatore d’azzardo patologico la libido erotica sembra ormai avere virato verso altri lidi: il lancio di dadi, la pallina che gira, i rulli della slot machine. In un rituale ossessivo, ripetuto all’infinito. “Quello che caratterizza e attrae il giocatore, – conferma lo psicologo romano Vincenzo Chiriacò – non è solo il desiderio di realizzare una vincita, ma tutto il rituale intorno: dal pensiero fisso verso il gioco al momento in cui preme il bottone magico, in un esplodere di forti sensazioni ed emozioni, di cui non riesce più a fare a meno”.
Piccole comunità di recupero dal gioco d’azzardo stanno sorgendo in Italia qua e là. Ce n’è una inaugurata da poco a Reggio Emilia, in un luogo tenuto segreto. Si chiama Pluto, non costa niente ai pazienti, può ospitare fino a 6 persone. Ma chi vuole guarire dalla febbre del gioco d’azzardo e ritrovare la fiamma dell’eros perduto, alla fine deve fare da sè. Basta con le luci colorate, il brivido, le emozioni.  Meglio tornare, entrambi i sessi, alla soporifera canasta. E  finire la serata sotto le lenzuola. L’articolo è pubblicato anche su ScelgoNews.

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