Vallanzasca: dalla banda della Comasina alle mozzarelle

Pubblicato: 10 dicembre 2013 in Attualità

La moglie di Renato Vallanzasca finisce nei guai per la mozzarella di bufala. E già, perché la mafia spa non trascura niente,  e come una grossa azienda investe in tutti i settori produttivi. Legali e illegali. Mentre per la crisi le banche chiudono i rubinetti alle aziende legali, oggi mafia,  n’drangheta e camorra sono le uniche imprese in Italia a disporre di capitali freschi, in contanti, da investire. Se non si fa questo ragionamento, non si capisce perché Vallanzasca, il feroce capo della banda della Comasina anni ‘70, cullava il sogno di diventare un imprenditore di  squisite mozzarelle di bufala.

Nelle ultime 24-48 ore la Direzione distrettuale antimafia  ha arrestato 18 persone fra Frosinone e Caserta. Fra queste  Antonella D’Agostino, 65 anni, moglie di Renato Vallanzasca. L’operazione ha portato al sequestro di aziende, bar, ristoranti, per 2 milioni di euro. L’accusa per tutti è di associazione di stampo mafioso, usura ed estorsione. Le indagini sono partite in Ciociaria, e hanno portato a Mondragone, Caserta, il centro nevralgico del clan. E proprio la moglie di Vallanzasca, secondo gli inquirenti, aveva un ruolo di primo piano: gestire la riscossione degli interessi dalle vittime dell’usura.  Bar, alberghi, ristoranti, tutti costretti a chiedere prestiti alla malavita a tassi del 100-120 % al mese.  La donna, inoltre, avrebbe avuto un ruolo nell’acquisto, per conto del clan camorristico dei Perfetto, di un grosso albergo a Sessa Aurunca.

Le indagini erano partite nel 2011. Vallanzasca, che saltuariamente usufruisce del beneficio del lavoro esterno (può uscire dal carcere dalle 7,30 alle 19), si era recato di nascosto   a Mondragone. E aveva praticamente concluso con il clan dei Perfetto l’avvio di un centro vendita di mozzarelle a Milano. “Tu devi solo gestire la cosa, le mozzarelle te le spedisco io” lo rassicurava il boss, in un’intercettazione  del maggio 2012. Il piano poi saltò perché al Bel Renè ad agosto fu revocato il permesso di lavoro. Ma il progetto andò in porto lo stesso, il centro di commercializzazione  fu aperto a Milano dal boss, con la collaborazione di Lady Vallanzasca. Finchè nelle ultime 24 ore sono scattate le manette ai polsi di entrambi.

Ma qual’è il legame fra le estorsioni e la mozzarella? Come in tutti gli affari della mafia spa, ogni cosa ha una stringente logica aziendale. A Mondragone opera un grosso caseificio, con 200 dipendenti e capace di produrre ogni giorno 78mila pezzi di mozzarella di bufala. Di prima qualità, dice chi ha avuto la fortuna di assaggiarla. I patron hanno avuto, purtroppo, più volte problemi con la giustizia. Arresti, inchieste, sequestri e dissequestri.  Il filone è quello del riciclaggio di denaro sporco, proveniente da estorsioni, usura, tangenti.  Quanto basta a spiegare il forte interesse di Vallanzasca  ad aprire una centrale di smistamento delle mozzarelle anche nel ricco capoluogo lombardo. Un personaggio  di primo piano come lui, sia pure con l’interposta persona della moglie, non si muove certo a caso. L’articolo è stato pubblicato anche su ScelgoNews.

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