Usura, da nord a sud dell’Italia un giro di 20 miliardi

Pubblicato: 21 novembre 2013 in Attualità

Usura, da Nord a Sud dell’Italia un giro di profitti in nero di 20 miliardi all’anno. E una lunga catena di estorsioni, attentati, arresti. L’ultimo episodio è di appena 48 ore fa. A Pozzuoli, in provincia di Napoli, sono finite in manette nove persone, di cui 5 donne, con l’accusa di associazione a delinquere, usura ed estorsione aggravati dal metodo mafioso. Il gruppo operava sotto la protezione del clan camorristico dei Longobardi-Beneduce, e concedeva prestiti con un tasso del 100%, ricorrendo alle maniere forti in caso di ritardo nei pagamenti.

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha denunciato che l’usura nella capitale e nel Lazio è salita del 158% negli ultimi 12 mesi. In realtà in molte parti d’Italia il crimine sta crescendo ad un ritmo ancora più rapido.  In Campania il fenomeno usura è aumentato nel 2013 del + 217,3 %, denuncia l’Associazione Contribuenti Italiani, seguita dalla Puglia con +213,2% e dalla Calabria con + 211,9%.

In Campania, stando ai dati di Sos Impresa Confesercenti, ad avere il cappio al collo sono 32mila commercianti. Nel Lazio un po’ meno, 28mila, ma equivalgono al 35% delle attività economiche.  Sono le regioni, insieme alla Sicilia, più strozzate in assoluto in Italia. Secondo le stime di Sos Impresa e dell’associazione Libera, il giro d’affari del fenomeno criminale sul suolo nazionale in questo momento  è di circa 20 miliardi di euro. Una cifra astronomica. Che si lega da vicino alla lunga e interminabile crisi economica e al numero delle imprese costrette a chiudere nell’ultimo triennio: 400mila attivita’ commerciali, e 50mila tra alberghi e pubblici esercizi.

Di queste, dice Sos Impresa, il 40% è fallita a causa di problemi finanziari legati all’usura.  In mano a chi finiscono i soldi? Un terzo direttamente alla criminalità organizzata: alla ‘N’drangheta, nelle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Cosenza; e in mano a Cosa Nostra nelle province di Catania e Palermo. In Campania la camorra punta ad impadronirsi direttamente delle aziende. Nell’entroterra di Napoli e Caserta non si contano sindaci ed assessori finiti dietro le sbarre.

Nel Lazio è taglieggiato un commerciante su 3, specie a sud, fra Sabaudia, Formia, Gaeta. Fra le vittime figurano pure personaggi noti, come lo scomparso Pietro Taricone, e perfino magistrati ed esponenti delle forze dell’ordine. A gestire gli affari provvede un’alleanza criminale fra i boss locali (Casamonica, Spada, Di Silvio i nomi sulla bocca di tutti), gli eredi della Banda della Magliana ed i clan camorristici legati alla famiglia dei Casalesi. Una sorta di pax mafiosa dell’estorsione. Secondo uno studio di Libera, la capitale detiene il più alto tasso di interesse applicato in Italia dai clan:  il 1.500 per cento all’anno. In realtà non è questo il tetto. Fra le più recenti operazioni della Guardia di Finanza, infatti, si annovera “Usurama, con 6 arresti e 56 persone indagate, che ha coinvolto le città di Pescara, Chieti, L’Aquila, Teramo, Latina, Rieti, Viterbo, Siena, Bologna, Piacenza. Il giro d’affari era di 12 milioni l’anno, i tassi d’interesse arrivavano addirittura fino al 4.552% annuo. A far  parte del sodalizio numerosi imprenditori e titolari di attività economiche. Tra le accuse, anche l’istigazione al suicidio nei confronti di un usurato.

Ed è questo il finale di non poche storie. Togliersi la vita, o essere ammazzati. A febbraio un imprenditore siciliano si è sparato, stretto nella morsa dei debiti verso Equitalia e gli strozzini cui si era rivolto per cercare aiuto. A marzo si sono tolti in pochi giorni la vita tre imprenditori a Schio, Bologna, Novara, letteralmente ‘prosciugati’ dagli usurai. A luglio un agente di commercio si è ucciso a Roma gettandosi nel Tevere: era finito nelle mani degli strozzini per un prestito di 15mila euro. Ma l’elenco è lungo.

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