Tilli: “Roma come il Bayern. Lazio: in troppi pensano al Mondiale”

Pubblicato: 23 ottobre 2013 in Attualità

A tu per tu con Stefano Tilli, romano d’adozione, uno dei mostri sacri dell’atletica italiana. È stato primatista del mondo dei 200 metri indoor con il tempo di 20″52 stabilito a Torino nel 1985. Si è ritirato  nel 2000,  dopo le Olimpiadi di Sydney. È stato compagno e allenatore della famosa velocista giamaicana Merlene Ottey. Da anni è opinionista Rai alle gare di atletica ad Olimpiadi, Mondiali ed Europei.

Ma questa volta parliamo di calcio. Tilli, lei  – caso più unico che raro – tifa per entrambe le squadre capitoline.  Sarà più contento per la Roma: quest’anno vola.  “Sì, mi piace molto il gioco veloce, con passaggi di prima, che ha dato Garcia alla squadra.  E’ un gioco che in Europa vedo solo nel campionato  inglese, e in Germania nel Bayern e nel Borussia Dortmund”.  Nella Roma uno come Gervinho magari farebbe bene anche in atletica sui 100, che ne dice? “Di Gervinho ho notato subito le doti di velocista, è capace di mettere lo scompiglio in qualsiasi difesa. Correre veloci senza palla richiede una falcata ampia, elastica. Con la palla incollata al piede serve più frequenza, un passo radente, è indubbiamente più difficile tecnicamente. Gervinho corre  benissimo in tutti e due i modi. Ma mi piace anche Cuadrado, nella Fiorentina:  domenica l’ho visto fare una ripartenza impressionante”.

Lei si è ritirato a 40 anni. Francesco Totti di anni ne ha 38, vuole giocare fino a 40. Ma come si riesce a fare sport ad alto livello fino a quest’età? “Devi essere un grande professionista, 24 ore al giorno, non solo quando entri in campo. Occorre curare l’alimentazione, ogni particolare. Il capitano della Roma è uno che per approccio mentale all’agonismo mi assomiglia molto, perché è  serio, professionale, non lascia nulla al caso. E pratica uno stile di vita sano, non è mai andato nei locali notturni, come altri calciatori famosi”.  Adesso però Totti si è stirato, resterà fuori un mese. “Sì, e mi dispiace molto. Da allenatore della velocità ho sempre posto grande attenzione nella forza veloce, servono esercizi particolari. Posso dire che ti rompi quando non sei rapido nei movimenti di richiamo, puoi fare tutto il potenziamento muscolare che vuoi, ma se non curi la forza veloce, è tutto inutile”.

Da una romana all’altra, nella Lazio proprio gli infortuni tengono banco. L’infermeria dei biancazzurri è sempre affollata, e spesso non per incidenti di gioco. Basti pensare a Mauri, che a febbraio si è infortunato da solo per festeggiare un goal al Napoli. E’ solo un caso? “Posso dire che nel mondo del calcio quelli che ci capiscono di preparazione atletica, senza falsa modestia vengono tutti dalla pista. Non c’è modo di imparare dai libri, bisogna avere praticato l’atletica leggera. Sulla teoria sono tutti bravi. Invece sui processi meccanici della corsa, e di quella veloce in particolare, nel calcio ben pochi sono preparati. Oggi uno come Platini non toccherebbe palla, i giocatori si devono muovere in continuazione, la preparazione atletica è fondamentale”.

Infortuni a parte, perché la Lazio quest’anno stenta?  “Io ritengo che parecchi dei suoi nazionali pensino al viaggio in Brasile, stanno attenti a non farsi male, tirano indietro il piede. E  programmano una preparazione lunga per trovarsi al picco di forma per i Mondiali”. Hernanes e altri sono in ritardo di condizione per questo? “E’ evidente”. E Pektovic che può fare? Dentro i giovani, e sperare nei miracoli e nella freschezza della verde età di Perea e Felipe Anderson? “Si, ma anche ricorrere molto al turn over, scendere a qualche compromesso, in modo che i campioni possano prepararsi come  meglio credono. Tanto anche se il tecnico non è d’accordo, decidono loro: la domenica in campo, se vogliono,   passeggiano!”.

Un pronostico su Real Madrid-Juve di questa sera? “Difficile farlo. Fra i bianconeri però  si avverte del malessere. Dopo il caso-Pirlo, ora c’è  l’episodio Vidal. Il cileno ha risolto un sacco di partite, eppure è bastato un ritardo per punirlo. Domenica l’ho visto deconcentrato. In certe occasioni l’attaccamento alla maglia è fondamentale. Conte più che del Real deve avere paura di questo clima”.

intervista pubblicata anche su www.calciomercatoblog.it/esclusiva-cb-stefano-tilli-totti-in-campo-fino-a-40-anni-anchio-ho-corso-a-quelleta/

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