Roma, la città delle bufale, dal copyright sui tatoo al terremoto

Pubblicato: 23 giugno 2013 in Attualità

Bufale?  Dalla fine del mondo nell’anno 1000 alle catastrofi annunciate dai Maya il passo è breve. Siamo pronti a credere a tutto! In rete si parla di un moderno allevamento di bufale, che dormono su materassini, e si fanno mungere quando ne hanno voglia, ascoltando Mozart. C’è chi ci crede…

Sul sito http://www.geocities.com/ un giorno esce l’annuncio di un certo Franco De Nicola. Propone un matrimonio poligamo: recluta 39 donne (34 le ha già trovate, dice) alle quali offre di diventare sue mogli per 3 anni, in un “moglierato di 39 femmine” in una villa “nel villaggio di Harluozhubai”. In cambio De Nicola, miliardario, offre un mensile di 7mila euro, “alloggio in villa a 5 piani, 2 piscine, chef, servitù”. Gli hanno scritto in tante, da Roma e dal resto del mondo. Ma dove si trova Harluozhubai?

Il web è un pozzo senza fondo. Girano finti appelli di vedove facoltose, che cercano qualcuno disposte a sposarle. E c’è pure questa notizia che circola: i borseggi non si possono più denunciare senza fornire le generalità del ladro. Lo dice una nuova legge. Incredibile!

Ma è sempre la Capitale d’Italia a fare la parte del leone quando si tratta di bufale. La notizia (su carta stampata) parte da un periodico di Roma Nord e subito rimbalza su internet: bisogna pagare i diritti d’autore sui tatuaggi.  Possibile? Ma certo. “Chi esibisce un tatoo con un disegno tutelato dal copyright – si legge  sull’articolo  – dovrà pagare una tassa antipirateria. Preparatevi a sottoporvi a una nuova seduta per aggiungere il codice a barre, che consente la verifica dei vigili mediante uno scanner palmare”.  Sul web c’è chi domanda: “Dove si paga?”. La direzione  del periodico è tempestata di mail.

Viene spontaneo chiedersi:  ma come si fa a essere così sprovveduti? Così ingenui?  “Facile parlare col senno di poi” risponde lo scrittore Paolo Attivissimo: “Ma è ben diverso quando l’informazione compare sui giornali o addirittura in un telegiornale”. Un esempio? Il terremoto devastante che l’11 maggio 2011 avrebbe raso al suolo Roma. La previsione è di un oscuro sismologo dilettante,  Raffaele Bendandi (1893-1979). Ma finisce su tutti i quotidiani.  “Gli studiosi si interrogano” titola il Corriere. “In città non si parla d’altro” scrive La Repubblica. Alla Lega Nord ci credono eccome, e brindano.  Parecchi romani il giorno fatidico scappano fuori porta. “Boom di assenze negli uffici” titolano i giornali l’indomani. Scuole semi-deserte. E la scossa? Solo una colossale bufala, ovviamente.

Tv e quotidiani protagonisti anche nella vicenda dello sceicco pronto a comprarsi la As Roma Calcio, marzo 2013. Ma di questa storia parleremo la prossima volta. /2 (continua)

commenti
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