Roma, la città delle bufale

Pubblicato: 16 giugno 2013 in Attualità

Bufala, ovvero la femmina del bufalo.  A Roma, però, la parola ha anche un altro significato: una notizia inventata, una balla, una montatura grossolana. In periferia gira persino il soprannome: er bufala, ovvero una persona che notoriamente le spara grosse. A Roma di  “bufale” che girano di bocca in bocca fra i più ingenui se ne contano a decine. Dai diritti d’autore sui tatuaggi, alle ragazzine rapite da misteriosi arabi in negozi del centro.

La notte del 23 agosto 2005 un rapido tam tam annuncia: c’è un tizio che si vende la Fontana di Trevi. Proprio come nel film “Tototruffa”, 1962. Ma possibile che 50 anni dopo ancora ci sono allocchi che se la bevono? Possibilissimo.  L’annuncio appare alle prime luci dell’alba sulla chat di eBay. Gli insonni hanno un sobbalzo.  Il venditore, nick Supergioco, dice di essere residente ad Ascoli Piceno. E’ alla sua prima asta, e vende il “certificato d’acquisto” della celebre fontana al miglior offerente. Tutto in regola. Con bolli e firme. Sembra il remake del film di Totò. Ma molti abboccano. Sul web fioccano le offerte, il venditore ne raccoglie ben 39 in poche ore. Duemila euro, tremila, il prezzo sale di minuto in minuto.  Si respira un’aria carica di elettricità. C’è chi fiuta l’affare della sua vita. Finchè alle h 21 del 24 agosto, quando l’offerta è già salita a 6.250 euro, la direzione di eBay oscura  tutto: per “violazione delle direttive sulle aste”.   Sulla chat si levano le proteste: “Nooo, ma perché?”. L’affare sfuma, la fontana resta al… legittimo proprietario.

A poca distanza dalla Fontana di Trevi c’è un negozio di abbigliamento. Se una ragazza va a cambiarsi nel camerino, si dice, a volte si apre una doppia porta e viene rapita da misteriosi arabi. Puff, desaparecida. A testimoniarlo, “amiche” e “amiche delle amiche”, sfuggite di un soffio al rapimento.  Strano però che nessuno abbia mai individuato il negozio.

Altri giurano sull’esistenza di un’autostrada sotterranea lunga 5 chilometri  che collegherebbe Forte Braschi al Viminale e Palazzo Chigi e terminerebbe al Ministero della Marina. Si scomoda il caso Moro, la  galleria sarebbe stata  utilizzata dalle Bierre per il rapimento.  Un deputato, Marco Zacchera, azzarda delle cifre: il tunnel sarebbe stato ristrutturato in segreto al costo di 350 miliardi di lire fra il 1980 e il 1986. Vero o falso? Dalla spy-story al famoso tunnel-fantasma che collegherebbe, a dire dell’ex ministro Gelmini,   la città di Ginevra al Gran Sasso, il passo è breve…

Pochi invece credono al centauro che sorpassa sul Raccordo un camion carico di lamine di acciaio. Una di queste si stacca e decapita l’uomo, che completa il sorpasso senza testa. Alla vista, al camionista viene un infarto, il Tir si ribalta. La storia gira fra i più suggestionabili.

A volte però le bufale scatenano reali ondate di panico. Come avvenuto a Roma nel 2006. Un episodio autentico. In piena estate, il 26 luglio, scoppia l’allarme: l’acqua dei rubinetti è inquinata. Un attentato, si dice. Girano migliaia di sms. L’Sos viene rilanciato dall’emittente romana Radio Spazio Aperto. Il centralino dell’Acea viene bombardato di chiamate, va in tilt. Non è vero niente. L’Acea si affretta a smentire. Ma per settimane i vigili del fuoco saranno sommersi di telefonate. /1 (continua)

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