Intervista Saccone, commissario Udc nel Lazio

Pubblicato: 4 giugno 2013 in Attualità

Nessun apparentamento per il ballottaggio, Marino e Alemanno il 9 e 10 giugno correranno soli. Perchè Marchini, forte di oltre il 9% dei consensi al primo turno, ha chiuso le porte all’apparentamento? Ne parliamo con Antonio Saccone, 44 anni, dal 2001 al 2006 presidente del II municipio, dal 2006 al 2008 consigliere comunale; infine dallo scorso ottobre commissario regionale Udc. A designarlo numero uno del partito nel Lazio, il segretario nazionale Lorenzo Cesa. A queste elezioni Saccone si è candidato al Comune con la lista Marchini, su indicazione della segreteria romana Udc insieme ad Alessandro Onorato. Ha riscosso 2.067 preferenze, non pochi per uno schieramento minoritario, risultando il terzo più votato in lista.

Saccone, tutti pensavano che Marchini avrebbe fatto una scelta di campo. Invece, nessun apparentamento… “No, ed è stata la scelta migliore. Ignazio Marino rappresenta i valori più radicali di certa sinistra. Quelli legati al matrimonio gay, alla fecondazione assistita, all’eutanasia, alle droghe leggere. Marino per le Comunali ha ricevuto l’appoggio di Matteo Renzi, che invece sul piano nazionale ha compiuto una scelta diametralmente opposta”. Sulle alleanze, intende? “Sì, a Roma il sindaco di Firenze sostiene Marino che va a braccetto con Sel (Sinistra, ecologia e libertà). Mentre sul piano nazionale si tiene ben lontano da Nichi Vendola, rifiuta qualsiasi condizionamento dalle ali estreme della sinistra. Una bella incoerenza quella di Renzi. A Roma una scelta, in Italia esattamente il contrario”.

E Gianni Alemanno? “Anche le sue posizioni sono lontane dai valori tradizionali del mondo cattolico, non appartengono all’area moderata. Alle Comunali il 50% dei romani non ha votato, molti vogliono una politica fatta di valori e in Alemanno non li hanno trovati. La verità è che con il duo Alemanno-Marino ha perso l’area moderata. La città non si rispecchia, in maggioranza, in nessuno dei due”.

Il sindaco in questa campagna elettorale è andato spesso in piazza con la fascia tricolore. “Sempre, direi. Tanto da essere criticato perfino dal leader dei Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, suo alleato, che lo avrebbe voluto più a contatto con gli elettori in modo spontaneo, da “descamisado”, senza la fascia da sindaco. Alemanno non ha compreso quanto la gente è stanca della Casta”.

E lei, Saccone, non crede di fare parte anche lei della Casta, dopo anni di politica? “Ma io ho sempre cercato il contatto con la gente. Quando ero presidente del II Municipio ho bloccato parecchi Pup, che la gente non voleva, fra cui piazza Crati. La mia porta era sempre aperta. Sono ben lontano dalla Casta come mentalità”. E se sedesse in Aula Giulio Cesare? “Proporrei di utilizzare gli oneri concessori del piano parcheggi per finanziare l’abbattimento delle barriere architettoniche in asili e scuole. E poi c’e’ il supporto economico alle famiglie. Alfio Marchini ha proposto una riduzione dello 0,3% dell’addizionale Irpef per i redditi fino a 30.000 euro. Portiamola allo 0,5 per le famiglie che abbiano a carico portatori di handicap”.

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