Idi, dopo gli arresti stop ai licenziamenti

Pubblicato: 5 aprile 2013 in Attualità

Momento delicatissimo per le sorti dei 1.500 lavoratori dell’idi.  Da ieri sono agli arresti domiciliari padre Decaminada, consigliere delegato dell’Idi dal 2004 al dicembre 2011, e due  suoi fidati collaboratori. Bancarotta fraudolenta, appropriazioni indebite ripetute per 14 milioni e false fatturazioni. Questa l’accusa degli inquirenti, mentre proseguono le indagini della Guardia di Finanza. Il day-after del terremoto che ha sconvolto il pianeta l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata porta alla luce  retroscena che non lasciano spazio a dubbi.  Secondo quanto accertato dai pm romani, l’Idi sarebbe stato oggetto di una spoliazione sistematica delle casse al punto da creare un buco finanziario da 600 milioni di euro, “che ha portato la struttura sull’orlo della bancarotta e messo a rischio centinaia di posti di lavoro”.

Senza mezze misure la condanna del consigliere regionale della Destra, Fabrizio Santori: “Se quanto va accertando in queste ore la Guardia di Finanza  sarà confermato nei tribunali, chiediamo  pene certe e condanne esemplari. Siamo di fronte ad un ennesimo vergognoso scandalo della sanità, bloccata da un  groviglio di reati che disegnano uno squallido quanto cinico  raggiro”. “La notizia degli arresti per il default dell’Idi e’ confortante per noi lavoratori” afferma Claudia Di Pietro, dipendente e rappresentante sindacale aziendale Cgil per l’Idi: “Ma non vogliamo perdere di vista l’obiettivo principale: far ritirare la procedura di licenziamento collettivo ancora aperta per 405 persone e soprattutto rilanciare le attività”.

Ieri qualche lavoratore dell’Istituto davanti alla sede di via Monti di Creta ha sfoderato delle manette giganti, di cartone.  Uno sfogo comprensibile dopo mesi molto difficili, senza stipendio, con l’incubo di finire in mezzo alla strada. Alcuni raccontano il loro calvario. Emanuele Conforto e’  uno sei lavoratori che lo scorso inverno e’ salito sul tetto dell’Idi: “Ci siamo stati 20 giorni, come forma di protesta estrema. Siamo scesi dopo un colloquio con il sindaco Alemanno e il primo sblocco dei fondi. Sono contento di come stiano andando le cose, anche se nessuno ci darà indietro la dignita’ che ci hanno tolto”.  Massimiliano Mazzuccato, un infermiere, racconta di aver vissuto per 23 giorni, tra gennaio e febbraio, “senza luce, senza acqua calda, senza frigo, perche’ mi hanno staccato le utenze. Vivevo con le candele e poi sono finite pure quelle. E’ stata una conseguenza di quest’assurda situazione in cui non ci pagavano gli stipendi”.

E ora? Azione giudiziaria a parte, la strada da percorrere per tornare alla normalità è ancora lunga e tortuosa. Il timore è che ai 1500 lavoratori che da mesi lavorano senza percepire stipendio rimanga la magra consolazione di aver avuto ragione, ma fuori tempo massimo.

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