Dopo solo 100 giorni chiude Pubblico

Pubblicato: 31 dicembre 2012 in Attualità

Dopo solo 100 giorni chiude il giornale di Luca Telese: “I soldi sono finiti!”.   Non è mai una bella notizia quando chiude una testata d’informazione. Ma… “…è stato un giornalicido surreale” accusano i redattori. “Eravamo convinti di avere fondi per arrivare almeno a primavera” ha accusato nel corso di un’ infuocata conferenza stampa Mariagrazia Gerina, ex giornalista de L’Unità: “Invece il 7 dicembre ci hanno detto che avremmo chiuso, che dopo solo  3 mesi i soldi erano finiti. Assurdo!”.

19 redattori, 3 poligrafici, 8 collaboratori fissi restano senza stipendio e senza futuro.  Molti si erano licenziati da altri lavori attratti dal nome di Telese.  Ma oggi nel numero in edicola di “Pubblico”,  presumibilmente l’ultimo, mettono sul banco degli imputati proprio l’editore/direttore con una lettera aperta sul quotidiano.

“Cronaca surreale di un giornalicidio. La breve vita di Pubblico non è solo la vicenda di un quotidiano che non ha avuto la fortuna sperata nelle edicole, ma soprattutto la storia di un disastro imprenditoriale” scrive l’Assemblea dei redattori: “Per quel che ne sa la redazione, il 31 dicembre  l’assemblea dei soci metterà ai voti la liquidazione della Pubblico srl. E questo dopo appena tre mesi da quel 18 settembre in cui approdavamo sul mercato editoriale”. L’azienda non ha saputo sostenere il prodotto, accusano i redattori, “ha assistito all’erosione del capitale (appena 748mila euro) e  pur non avendo nemmeno un euro di debiti precipitosamente decide di chiudere baracca e burattini”.

Nè il direttore del giornale nè l’amministratore delegato, prosegue il comunicato “hanno saputo arginare le scelte strategiche che hanno portato al disastro. Primo, il capitale sociale esangue. Secondo, il prezzo di copertina iniziale ad un euro e mezzo, troppo alto. Terzo, la totale assenza di una campagna pubblicitaria che facesse conoscere il giornale ai lettori, nell’ingenua convinzione che  bastasse il tam-tam digitale. Quarto, la totale mancanza di un “piano B” nel caso in cui le cose fossero andate male. Qualche tentativo di correggere la rotta, appena visto che i conti non tornavano? Nessuno!”.

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