Roma e il malocchio/Il Papa Stregone

Pubblicato: 1 dicembre 2012 in Attualità

https://i1.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/1/15/Petersdom_von_Engelsburg_gesehen.jpg/300px-Petersdom_von_Engelsburg_gesehen.jpgRoma, capitale del Cristianesimo, è infestata da creature infernali? Chi trova il Libro del Comando, può stringere un patto col diavolo? Leggende, superstizioni, fatti storici si accavallano. Ma di episodi a Roma ne accadrebbero più d’uno, sussurrano dentro le Mura Leonine. E il fascino della tonaca agli occhi di Belzebù sembra davvero irresistibile.

Molte leggende circondano Silvestro II, il papa dell’Anno Mille, uomo di grande cultura e eccezionale ingegno. Basti dire che introdusse per primo in Occidente i numeri arabi. Ma alcune sue invenzioni, scomparse da secoli senza lasciare traccia, lasciavano totalmente interdetti i contemporanei. Un planetario meccanico in cui  gli astri giravano con proprie orbite e propri movimenti, quale fu reinventato solo alla fine del XIX secolo. Un meraviglioso orologio meccanico… Lo stesso accadeva per la matematica. I cronisti dell’epoca erano attoniti:  “Egli scoprì  nuovi metodi di calcolo, che i migliori matematici riuscivano appena a comprendere”.

Papa Silvestro veniva ritenuto un mago, un indovino, in grado di evocare perfino i fantasmi. E https://i2.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d0/Sylvester_I.jpgcapace di cancellare ogni e qualsivoglia malocchio o fattura da chiunque, semplicemente pronunciando alcune formule magiche.   A disseppellire le antiche cronache è Vincenzo Bruni, giovane sociologo, autore di una tesi di laurea su “Occulto a Roma nel 1600”. I fatti narrati in questi polverosi almanacchi sono inquietanti.

In gioventù Gerberto d’Aurillac – questo il nome terreno di Silvestro II – era stato un umile monaco tedesco, studioso di musica, matematica e astronomia. Girando per il mondo il monaco aveva appreso il linguaggio degli uccelli da un sufi, una sorta di santone islamico. Costui pare che possedesse il Libro del Comando, citato in molti testi di magia medioevale. I contemporanei credevano che il libro contenesse fra le sue pagine le formule magiche e gli incantesimi per evocare le potenze angeliche e gli eserciti del diavolo.

https://i1.wp.com/1.bp.blogspot.com/-YxLuec6vPMA/T2DbyA3I6vI/AAAAAAAAAe8/SmjO6ojhfCk/s1600/misteri_italia_libro.jpgIl furbo monaco lo rubò nottetempo all’arabo, e per tenerselo solo per sè fece un patto col diavolo: alla sua morte gli avrebbe ceduto l’anima. Grazie alle magie del Libro del Comando salì rapidamente tutte le scale degli onori ecclesiastici e nel 999 fu eletto Papa. Le sue invenzioni, come già detto, suscitarono la più grande meraviglia. Oltre al planetario, realizzò un golem,  che rispondeva come per incanto a ogni domanda. Il golem è un gigante d’argilla, forte e ubbidiente. Il maestro che voleva dar vita al golem, si diceva, doveva essere in possesso di testi segreti, legati ad una antichissima tradizione ebraica. Il Papa era ritenuto dai più un mago, capace di ogni prodigio. Pefino di evocare i fantasmi.

Un giorno Papa Silvestro, stanco di tutte queste stregonerie, chiese al golem di rivelargli il luogo e l’ora della propria morte. Quello rispose: “Morirai solo dopo aver messo piede sulla terra di Gerusalemme”.  Il Papa tirò un sospiro di sollievo, non aveva nessuna intenzione di fare un pellegrinaggio in Terra Santa. Poche settimane dopo, però, si recò a dir messa alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, scoprendo troppo tardi che attorno all’altare era stata messa della terra portata dalla Palestina. https://i1.wp.com/upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a8/Golem_and_Loew.jpg/220px-Golem_and_Loew.jpg Sentendosi morire chiese perdono a Dio e confessò i suoi peccati. I suoi resti furono posti su un carro senza guidatore trainato da buoi, che lo condussero innanzi a San Giovanni in Laterano, dove venne sepolto. La leggenda vuole che dalla tomba di  Silvestro II esca un forte rumore di ossa ogni volta che un Papa sta per morire.

Secoli dopo si sussurrava che anche papa Borgia, padre di Lucrezia, avesse stretto un patto col diavolo e che nel suo scrigno segreto custodisse gelosamente il Libro del Comando. Rubato a un misterioso pellegrino arabo, in grado di parlare agli uccelli.                                                  

                                           

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