Giovani e disoccupati: intervista al Segretario Uil Luigi Scardaone

Pubblicato: 29 novembre 2012 in Attualità

MARCELLO VIAGGIO – Giovani e disoccupati. Un binomio imprescindibile.  Specie di questi tempi. In Italia a settembre 2012, ultimo dato disponibile, il tasso di disoccupazione dei 15-24enni era pari  al 35,1%, in aumento di 1,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 4,7 punti rispetto al 2011. In ascesa vertiginosa, quindi.  Lo rileva l’Istat.  A questo si aggiungono le marcate differenze territoriali.

“Tra il 2009 e il 2011 il tasso di occupazione nella classe tra i 15 e i  24 anni è stato in Italia pari al 20,5 per cento, ma il divario tra il Nord e il Mezzogiorno è stato di oltre 10 punti percentuali”  si legge sull’ultimo Rapporto sulle economie regionali della Banca d’Italia, 9 novembre 2012: “Il tasso di occupazione delle classi 25-29 e 30-34 è stato invece pari, rispettivamente, al 59,6 e al 71,4 per cento, con un divario territoriale di circa 30 punti percentuali”.

Cifre da capogiro. Nel Lazio la disoccupazione, nella fatidica fascia fra i 15 e i 24 anni, secondo la Cgia di Mestre, è pari al 42, 5%; terza regione in Italia, subito dopo  Campania (51,1) e Basilicata (48,3).

Perché tanti giovani senza lavoro? Lo chiediamo a Luigi Scardaone, segretario regionale della Uil di Roma e del Lazio.

“A contribuire a numeri così drammatici contribuiscono diversi fattori. In primo luogo,   la recessione. e quindi il mancato assorbimento del mercato del lavoro. Però ci sono altri fattori”. Quali? “Le mansioni su cui si va a concentrare la disoccupazione. Di fatto, con il livello di studio che si è notevolmente elevato negli ultimi anni, le mansioni più umili vengono relegate a fasce basse di alfabetizzazione o  a lavoratori stranieri. In tempi di crisi, bisogna invece accettare lavori anche non rispondenti al titolo di studio”.  Ad esempio?

“Cito il mio caso, così non offendo nessuno. Quando io mi sono laureato, appena terminati gli studi, andavo a scaricare  abbacchi e galline ai Mercati Generali. Oggi quanti lo farebbero?”.  Be, certo, svegliarsi alle 4 del mattino e rompersi la schiena … non è il massimo per chi vive di vacanze all’estero, smartphone, cuffie all’orecchio e abiti griffati. “E con i soldi della mamma, ovvio. E’ vero che c’è la crisi. Ma non è possibile che oltre il 55% dei lavoratori segnati alla Cassa Edile vengono da fuori Italia”.

Segno che gli italiani questo lavoro, il muratore o il manovale, non lo vogliono fare più. Non ci sono dubbi. “Ma uno che fa la fame e cerca lavoro, se c’è da portare la cofana sulla spalla ci va. O meglio, dovrebbe andarci. In Italia però ho l’impressione che si cerca più il posto che il lavoro. Se oggi chiedi ai genitori  di scegliere per il figlio fra un lavoro da 2mila euro a fare il manovale e uno a 400 euro come impiegato in un  Call center, il 90% ti risponde: il Call center”.

L’ex presidente dei giovani industriali del Lazio, Monica Lucarelli, rimarca che ai giovani manca la formazione (corsi insufficienti o mal frequentati) e accusa che dalle scuole escono diplomati in larga parte impreparati …. “E’  vero, ha ragione. Io rimprovero soprattutto due cose a chi ha fatto in Italia la riforma della scuola. La prima, avere tolto dalla scuola media l’educazione civica. Andiamo a tagliere le Provincie, ad esempio, e non sappiamo neppure che poteri avevano. La seconda, avere abolito le scuole di formazione professionale”.

Quelle che insegnavano un mestiere? “Esattamente. Una volta da queste scuole uscivano meccanici rifiniti, o ragazzi che sapevano a menadito come si intonacava un muro.  Oggi tutta questa mano d’opera specializzata siamo costretti a  importarla dall’estero, perché da noi non c’è più nessuno che insegna a fare certi lavori. C’è anche il paradosso che un apprendista costa come mano d’opera il 70-80% di un  lavoratore rifinito. E pesa molto fra errori, macchinari che rovina e tempo perso. Alla fine un imprenditore non se lo prende, preferisce dare il posto a gente più anziana ed esperta”.

commenti
  1. costanza scrive:

    giovani disoccupati in quanto tutti figli di mammà! Troppi laureati e troppo pochi ragazzi che hanno voglia di inventarsi un lavoro d’artigiano. Inutile continuare a sfornare dottori, quando in Italia non si trova più un idraulico, un elettricista, un falegname. I pochi che ci sono si fanno pagare lautamente in quanto non hai alternativa ed indubbiamente a fine mese guadagnano di più di un laureato. La disoccupazione è un alibi, è la voglia di lavorare che manca, la paura di faticare, il doversi alzare la mattina per guadagnare. Nelle pizzerie ormai si vedono solo pizzettai di colore, le persone di servizio, alberghi, ristoranti, anziani, sono costretti a cercarli tra gli stranieri. Molta colpa l’abbiamo anche noi genitori, dovremmo smettere di sostenerli economicamente e costringerli ad usare il cervello e le braccia per permettersi tutti gli sfizi che per amor di pace gli passiamo

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