Il Parking della vergogna: Porta Pia, 500 posti abbandonati

Pubblicato: 23 novembre 2012 in Attualità

In superficie si vive in stato d’assedio. Un mare di multe. Divieto di sosta, doppia fila, tripla fila. Auto una a pochi centimetri dall’altra: sui marciapiedi, sui passi carrabili, sotto i pali dei semafori. La gente se potesse salirebbe con l’auto pure sugli alberi. Sotto l’asfalto, però, si estende un enorme parcheggio. Capace di accogliere all’incirca 500 auto. Ma chiuso, inutilizzato da 40 anni.   Parliamo di piazzale Porta Pia. Il parcheggio, con tanto di uscite di sicurezza e scale pedonali, venne terminato di costruire nel 1968, insieme ai sottovia di Corso d’Italia e al megaparking gemello del Galoppatoio. Ma da allora, per motivi che sfuggono a ogni razionale spiegazione, non è mai stato aperto. Desaparecido.

L’area è proprietà demaniale, ma è in gestione ormai da quasi mezzo secolo al Comune di Roma. Una piccola parte  è utilizzata come unità di controllo dei sottovia del Muro Torto dai vigili urbani. Che controllano il traffico mediante le telecamere e in caso d’emergenza possono bloccare in pochi minuti la circolazione. Ma è uno spazio minimo. Pochi metri. “Il resto è vuoto  – conferma il segretario del sindacato Sulpm della polizia municipale, Alessandro Marchetti – al massimo ci teniamo in un angolo dei vecchi cartelli stradali”. “Con pochissimi soldi si potrebbero attivare le rampe d’accesso, aprirlo e alleggerire uno dei principali nodi di traffico della città” aggiunge un altro vigile: “Basterebbero pochi mesi di lavoro. Ma nessuno in Campidoglio ha mai alzato un dito”.

Il parcheggio-fantasma si estende sotto tutto il piazzale di Porta Pia, l’epicentro corrisponde esattamente al Bersagliere. Agli angoli del piazzale le scale pedonali, con robusti lucchetti ai cancelli. Sopra uno di questi c’è ancora il cartello di divieto d’accesso, risalente a una remota ordinanza di 40 anni fa.

Un cancello è semi-aperto. E’ l’occasione per scendere qualche gradino, gettare un’occhiata. Due rampe di scale portano 6 metri  sotto il livello stradale. Tutto attorno è deserto, alcune scritte degli anni ‘60 sui muri, pesanti pilastri di cemento armato, buio a perdita d’occhio. Ma dai fari delle auto che rasentano le uscite di sicurezza si intravede che lo spazio sotto è enorme. Quante auto potrebbero entrarci?

“Almeno 500” calcola Stefano Vittori, portavoce del comitato “Per il mio quartiere”.  “Anche di più, forse 600 – afferma l’edicolante dello storico chiosco all’angolo di via Nomentana –  Mi ricordo bene quando l’hanno costruito. Da ragazzini  sotto ci divertivamo a correre fra le colonne. Come abitanti abbiamo chiesto più volte al Comune di aprirlo, ma invano. Tenere chiuso questo spazio è proprio  uno scandalo!”. Cinquecento posti auto. Un monumento allo spreco. Si potrà mai aprire il mega-parking? “Chi lo sa, forse dovremo aspettare altri 10 anni, arrivare al 2020, al 150° anniversario della Breccia” replica amareggiato  Stefano Vittori. Diamo un’ultima occhiata alla piazza. Auto a passo d’uomo, clacson inferociti. Davanti a noi un vigile implacabile scrive l’ultima multa.

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