La Roma del Malocchio/Lamiae e lupi neri

Pubblicato: 10 novembre 2012 in Cultura

Roma pullula ai giorni nostri di cartomanti, esperti dell’occulto, astrologi, guaritori. Ma anche  l’antica Roma era ricca di credenze, superstizioni e sortilegi. Tutto cominciava fin dalla più tenera età. I Romani credevano che per correggere i bambini troppo vivaci bisognasse spaventarli con il “baubau”: un terribile lupo nero sempre pronto a divorarli. Ma terrorizzavano i ragazzi anche con la Lamia, una spaventosa creatura dal volto femminile, che andava in giro mangiandosi i bambini cattivi. Leggenda o no, Orazio, nella sua Ars Politica, delle Lamiae ne parla come di vampiri che succhiavano il sangue. A Roma, c’era addirittura un corpo di sacerdoti chiaroveggenti addetti a combattere le Lamiae.

Ma le paure erano  forti anche da adulti per i Romani. Gli  stessi uomini che con le armi  dominavano il mondo, tremavano come foglie per le superstizioni. La religione etrusca, antesignana di quella romana, era popolata di ombre di morti (lemures). Lucrezio dette una spiegazione il più possibile razionale della loro esistenza; e Orazio indicava come prova di animo fermo e coraggioso il non curarsi dei lemures. Ma c’era chi credeva ai “lupi mannari”, uomini (versipelles) che di notte si trasformavano  in lupi e andavano in giro a sbranare la gente. Si sussurrava che certe vecchie si trasformassero  in uccelli: volavano nelle tenebre e penetravano nelle case per compiere oscuri malefici.  Si temevano le Empusae, fameliche scimmie capaci di trasformarsi in stupende fanciulle, sotto le cui sembianze attiravano i viaggiatori per poi divorarli vivi bevendone il sangue.

Vi erano poi, anche allora, le “case maledette”, da cui tutti si tenevano alla larga. Si credeva che dentro vi fosse stato compiuto un delitto di nascosto e che il morto non trovasse pace. Si udivano gemiti lugubri, nel buio si vedevano ombre sinistre. O si credeva di vederle.

L’atmosfera era insomma tutt’altro che allegra. Era già allora diffuso il terrore di una pratica malefica, che portava disgrazie di ogni genere solo con lo sguardo: il Malocchio.

I Romani per difendersi  si tramandavano antichissime pratiche magiche. Come quella di scrivere sulla porta di casa la parola Arseverse, contro il fuoco. Vi erano formule magiche contro la grandine, le malattie, le ferite. Plinio il vecchio assicurava che queste formule, se pronunciate come si deve, funzionavano. /1 (segue)

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...