Fantasmi a Roma/ Donna Olimpia

Pubblicato: 20 ottobre 2012 in Attualità

Belle e dannate. Nella Città Eterna, manco a farlo apposta, le ombre del mistero sono quasi sempre femminili.  Come lo spirito irrequieto di Donna Olimpia, al secolo Olimpia Maidalchini-Pamphili, detta la Papessa. Potente come una regina, comandava a piacimento su tutta Roma. Il popolo, però, la chiamava con il soprannome di Pimpaccia, per le sue origini popolane. Bella, intelligente e molto scaltra, Olimpia (nata a Viterbo nel 1592) aveva sposato un facoltoso concittadino.

Rimasta vedova già a 20 anni, si era rimaritata in quattro e quattr’otto con il nobile Pamphilio Pamphili, 30 anni più vecchio di lei. Ma ricchissimo e in più… fratello del Cardinale Giovanni Battista. Vedova di lì a poco per la seconda volta, Olimpia divenne la consigliera più ascoltata del cognato cardinale, che ben presto salì al soglio pontificio con il nome di Innocenzo X (1644-1655). I maligni dissero che con il cognato Papa, uomo a detta generale ruvido e bruttissimo, condivideva anche il letto.

Fatto sta che in pochi anni divenne la donna più potente e temuta di Roma. Viveva nel sontuoso ed elegante Palazzo Pamphili in piazza Navona,  fatto edificare personalmente da Innocenzo X. La statua parlante di Pasquino per combinazione si trovava proprio alle spalle di piazza Navona. E  Pasquino non stette zitto a lungo: “Chi disse donna, disse danno! Chi disse femmina, disse malanno! Chi disse Olimpia Maidalchina, disse femmina, danno, donna e rovina”.

Tutti coloro che avevano da chiedere qualcosa al Papa, dovevano passare prima da lei. E quasi sempre il suo appoggio era concesso solo dietro ricchi regali e lasciti. Donna Olimpia comandava su tutti. E non si faceva mancare niente:  “Si ppe’ strada trovava quarche giuvenotto che j’annava a ffaciòlo, – racconta il poeta dialettale Giggi Zanazzo (1860-1911) – se lo faceva annà’ ar su’ palazzo, se ne serviva come je pareva, e ppoi perchè nun avessi parlato, lo faceva sparì’ drento un trabocchetto.  Se ricconta  che quanno un principe o un signore je mannava quarche rigalo, lei, se je piaceva er portatore, se lo portava in cammera, ce faceva er commido suo, e ppoi lo faceva sparì”.   Nel giro di pochi anni la Papessa accumulò una vera fortuna. Il grande Bernini poté erigere la Fontana dei Quattro Fiumi al centro di piazza Navona solo dopo averle fatto cospicui doni. Il Papa le regalò la splendida Villa Pamphili.

Ma all’improvviso le condizioni di salute di papa Innocenzo peggiorarono e lo portarono alla tomba.  Donna Olimpia fiutò  il vento contro, ma si non perse d’animo. E si affrettò a trafugare e mettere al sicuro l’ultimo bottino: due casse piene d’oro che il pontefice morente custodiva gelosamente sotto il letto. Pochi giorni dopo, infatti, fu esiliata da Roma dal nuovo Papa, Alessandro VII. Si ritirò a vita privata nella splendida villa di San Martino al Cimino, a Viterbo, ma non sopravvisse a lungo: la peste se la portò via nel 1657. Lasciò in eredità ben due milioni di scudi d’oro, un vero tesoro per quei tempi.

Ma il  fantasma di Donna Olimpia, secondo le dicerie, non ha mai lasciato del tutto la Città Eterna. Ancora oggi c’è chi giura di vederla correre di notte su un cocchio nero per via della Lungara diretta a Trastevere.   “Quanno er papa stava pe’ mmorì’, llei aspettò che spirasse, pe’ pportajese via du’ cassóne piene d’oro – racconta in versi Giggi Zanazzo – Se le fece caricà’ in de la su’ caròzza e ccommannò ar cucchiere, che ffrustasse li cavalli e ccurésse a rotta de collo. E incora adesso, si a mmezzanotte in punto passate pe’ vvia de la Lóngara, sentite incora e’ rumore de quela carozza che ffugge”.

Di tanto in tanto alcuni dicono di scorgerla nel suo  palazzo di piazza Navona. Vederla affacciata con il  volto arcigno alle finestre, secondo i più timorosi, è presagio di morte e disgrazie.

                                      

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