Fantasmi a Roma/Madame Cagliostro

Pubblicato: 13 ottobre 2012 in Attualità
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A Roma, si dice, ci sono più fantasmi che gatti. Figure quasi sempre femminili. Giovani, affascinanti, il più delle volte di facili costumi. A Trastevere raccontano ancora oggi di una misteriosa donna che quasi ogni sera, avvolta in un mantello, si aggira fra i vicoli  rasentando le mura di quello che era un tempo il monastero di piazza Sant’Apollonia. Nessuno è mai riuscito a scorgerla in volto. Secondo gli anziani del rione è l’anima in pena della vedova di Cagliostro, mago, astrologo, veggente, vissuto nel ‘700. Taluni hanno provato a seguirla. E raccontano che, in certe notti nebbiose d’autunno, la donna imbocca Ponte Garibaldi, oltrepassa il Tevere e fatto il Corso giunge fino a piazza di Spagna. Dove aveva alloggiato, all’antico albergo “La Scalinata”, per qualche mese con Cagliostro.  C’è chi avrebbe sentito addirittura un grido agghiacciante venire dalla nebbia: “Lorenza..!.”.

La storia affonda le radici nei secoli. Nel 1768 Serafina Feliciani, o anche Lorenza, trasteverina, a 15 anni  andò in moglie a Giuseppe Balsamo, avventuriero,  negromante, guaritore. L’uomo, nato a Palermo nel 1743, era stato iniziato alle arti dell’alchimia a Medina, in Algeria, da un precettore arabo. Era giunto, carico di ambiziosi progetti, a Roma, dove si era invaghito della bella Serafina, maliziosa nonchè corteggiata da tutti.

Lei apparteneva a una famiglia della piccola nobiltà decaduta. Ma era piena di sogni, disposta a tutto. I due, grazie alle doti di negromante di lui, e all’avvenenza di lei, girarono  le corti di mezza Europa: Londra, Parigi, Mosca, Vienna.  Il Conte di Cagliostro, come si faceva chiamare Balsamo, nel 1783 giunse a fondare la Massoneria egizia.  Serafina fu insignita del titolo di Gran Maestra della Loggia di Iside. I due a volte si facevano chiamare Marchesi Pellegrini, conducevano una vita principesca. Quando serviva, lei non si  faceva scrupolo di affidare le sue grazie a principi e nobili.

Ma alla fine, la fortuna cominciò a volgere contro. La Chiesa, che era stata sempre nemica di Cagliostro, lo accusò di magia nera e di avere stretto un patto con Belzebù.  Alcuni regnanti lo cominciarono a incolpare di furti, cospirazioni. E  al dunque, fu proprio la moglie a tradirlo.  Per non finire all’Inquisizione, Serafina confessò al Sant’Uffizio di essere stata iniziata da lui alla stregoneria fin dalla più tenera età. Cagliostro venne catturato e rinchiuso nella fortezza di Castel  Sant’Angelo. Il Sant’Uffizio lo condannò a finire i suoi giorni nella lugubre rocca di San Leo. Una prigione di pietra, la cui unica apertura era una altissima botola nel soffitto. Morirà 4 anni dopo, nel 1795. Lei invece venne condannata a terminare i suoi giorni nel durissimo convento di Santa Apollonia, a Trastevere, retto dalle monache di S.Francesco.

Una sorta di Refugium peccatorum.  Fra quelle fredde mura, che oggi  ospitano il Teatro Belli, era stata segregata due secoli prima anche la Fornarina, l’amante segreta di Raffaello.Ma il severo monastero vide solo entrare Serafina. Le monache all’interno la cercarono invano dappertutto. E neppure la videro mai uscire. Mistero. La donna era scomparsa. Opera del diavolo o della magia nera appresa dal marito? Nessuno lo sa. Ma una volta libera, in carne o come ombra, Serafina non ebbe cuore di lasciare il rione dove era nata e vissuta. In gioventù, si dice, aveva fatto la prostituta nei vicoli fra Sant’Apollonia e piazza dei Mercanti, con la complicità dello stesso Cagliostro. Decise di restare per sempre a Trastevere. Era nata nel 1753. Oggi avrebbe 259 anni.  

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