Intervista a Mario Baccini, presidente Federazione Cristiano-Popolari

Pubblicato: 11 ottobre 2012 in Attualità

MARCELLO VIAGGIO – E’ un gioco a incastro quello in corso sul piano politico nazionale. Difficile raccapezzarsi fra le new entry, come  Oscar Giannino (con il suo Fermare il declino), e i cavallini rampanti della Ferrari di Montezemolo, che presto potrebbero diventare tre: Monti-Montezemolo-Marcegaglia.Tutti rigorosamente al centro, dove già si affollano in tanti: Casini, l’Api di Rutelli, le 3L di Tremonti. e naturalmente il grosso del Pdl ex Fi.

Chi detterà il rinnovamento, chi resterà in sella e chi finirà nell’ombra?  Il risiko  è destinato a sciogliersi, probabilmente, solo dopo la nuova legge elettorale, se mai arriverà, sul piano nazionale.

Ma a Roma e nel Lazio? Qui lo scenario è ancora più oscuro. All’ombra del Colosseo e su su fino alle più remote comunità di Rieti, Latina, Viterbo, Frosinone, si intrecciano crisi economica, disoccupazione-record, Lazio-Gate, sanità pubblica al collasso. Sulle spalle del centro-destra romano, in particolare, nelle urne peseranno come macigni Parentopoli, lo scandalo dei Punti verde qualità, il caso-Piccolo, il caso-Orsi, i rinvii a giudizio a ripetizione della magistratura. A Roma e nel Lazio l’elettorato fugge in massa dal Pdl: l’ultimo rilevamento dell’Swg lo dà al 15% scarso dei consensi.

Mario Baccini, presidente della Federazione dei Cristiano-popolari, già Ministro e sottosegretario nel governo Berlusconi, il 15%, il minimo storico a Roma, rappresenta la linea del Piave per il Pdl?

“Niente affatto, io credo che se continuano gli scandali l’asticella scenderà ancora. Molti nel Pdl non vogliono più rimanere a fianco di certi personaggi, con il rischio di diventarne in qualche modo complici. L’unica è ripartire da zero. Alle elezioni Regionali come Cristiano-Popolari presenteremo le nostre liste e offriremo un contributo molto forte,  per far sì che le forze più sane e vive del Pdl trovino finalmente voce”.

La Polverini?

“In condizioni normali non sarebbe mai successo quello che è successo. Niente di personale contro Renata, però, senza i politici della famosa lista ….Lei è arrivata in Regione per la miopia e l’egoismo della classe dirigente del Pdl.  Veniva dal sindacato, da fuori, i capi-corrente l’hanno candidata  per non farsi male fra loro, pensavano che non avrebbe fatto danni. E invece,  … Adesso però voltiamo pagina”.

Come mai nel Pdl, a Roma e nel Lazio, nessun dirigente di partito si è dimesso,  malgrado il disastro?

“L’istituto delle dimissioni per costoro è evidentemente qualcosa di sconosciuto. Una volta c’era uno stile diverso. Di fronte a una crisi politica   veniva lasciato il mandato, per fare chiarezza. Magari, poi,  ci si occupava di altro, si ricevevano incarichi diversi. Invece questi qui….”.

…Forse sanno di non avere un futuro politico. Ma adesso?

“Adesso occorre azzerare tutto. Creare una casa dei moderati, alzare la bandiera. E’ finito un ciclo storico. Occorre aiutare gli amici della destra a riorganizzarsi, e contemporaneamente creare un’alleanza di centro che abbia come interlocutore la città: associazioni, volontariato, comitati cittadini”.

E  Alemanno?

“Non mi sembra in sintonia con l’humus di Roma. In Regione d’altra parte abbiamo visto quello che è successo.  L’unica è seguire questa strada”.

Intanto, però, in attesa del ritorno alle urne, l’economia laziale va sempre peggio.  Nel primo semestre 2012  il solo artigianato ha registrato un calo del 35-40% nel fatturato.

“Purtroppo nel Lazio abbiamo superato perfino i livelli di disoccupazione nazionale, specie fra i giovani. Si registra ad aggravare la situazione anche un attacco fiscale molto forte sulla proprietà privata, intendo la casa, e sul risparmio privato. Due caposaldi del ceto medio. Questo attacco non ha avuto risposta dai partiti centristi, da entrambi i versanti politici,  e questo la dice lunga sulle capacità di un gruppo dirigente che non riesce neppure a tutelare gli interessi del ceto medio che dovrebbe rappresentare”.

A Roma la crisi ha colpito le piccole e medie imprese in primo luogo, ma anche l’edilizia, l’unica industria sul territorio. Lei è anche presidente dell’Ente nazionale microcredito, che cosa si può fare per ridare un futuro alle pmi?

“Io ho incontrato in questi giorni i costruttori e parecchi esponenti del mondo dell’impresa, con il quale abbiamo sottoscritto un programma che prevede semplificazione amministrativa e accesso al credito più certo e rapido. Una proposta? Il sindaco o il presidente di Regione, in particolare, facciano un accordo sui fondi di garanzia con l’Abi, l’associazione bancaria italiana, per dare come istituzioni pubbliche maggiori garanzie e ridare fiato alle piccole e medie imprese”.

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